21 ottobre 2012

Marijuana, THC e endocannabinoidi

In Olanda, dal primo maggio di quest'anno la vendita di marijuana è limitata ai soli residenti registrati e in possesso di una "tessera del drogato" (simile alla tessera del tifoso). Lo scopo è contrastare il fenomeno (peraltro molto redditizio) del "turismo della droga" che spinge torme di stranieri a visitare il paese al solo scopo di fumare marijuana in santa pace. Per il momento il sistema è attivo solo nelle province del sud, vicino ai confini con Belgio e Germania, ma a partire da inizio 2013 dovrebbe essere esteso a tutto il paese, inclusa Amsterdam. Dove andranno allora le decine di migliaia di italiani che ogni anno scelgono l'Olanda e la sua famigerata cultura della tolleranza come meta di pellegrinaggio?

La marijuana è, ve ne sarete accorti, una vera passione italiana. Secondo le Nazioni Unite, l'Italia è il secondo paese al mondo per consumatori di marijuana (quasi il 15% della popolazione), dopo la Repubblica di Palau, uno sperduto isolotto del Pacifico con 21 mila abitanti. (Ma il governo del Palau ha rigettato scandalizzato queste statistiche, estrapolate da dati riguardanti gli studenti delle superiori, i quali ovviamente fumano più della media. Quindi il primato resta all'Italia).
In effetti, l'erba fa ormai parte della nostra cultura e della nostra società. Quante mamme, perplesse nel trovare il frigorifero di casa vuoto, andando a curiosare nella stanza del loro amato figlioletto, hanno trovato resti di panini imbottiti con salame-formaggio-funghetti-burro-nutella e pezzi di lasagna vecchia? La fame chimica, abbinata alla crescita selvatica dei capelli (con abbozzi di "rasta"), all'utilizzo maniacale di colori incongrui in vestiti e accessori (giallo, rosso, verde e nero) e all'ascolto ossessivo delle canzoni di Bob Marley, è il sicuro sintomo di una conversione al rastafarianesimo. Nella sua versione italiana, questa religione si manifesta principalmente con il desiderio di raggiungere un nirvana in terra (preferibilmente tropicale) dove poter consumare l'erba dell'illuminazione a piacimento, fino all'oblio.

Ogni buon consumatore di erba saprà dirvi che il principio attivo della marijuana – e dell'hashish (il fumo) che ne è un derivato –  è il Delta-9-Tetraidrocannabinolo o THC. In realtà la marijuana contiene anche altre sostanze con struttura simile chiamate nel complesso cannabinoidi, presenti in proporzione diversa nelle diverse specie (Cannabis Indica e Cannabis Sativa). Al contrario dell'alcool, il cui effetto deriva da un'azione generica sulle cellule, i cannabinoidi agiscono specificamente su alcune proteine presenti sulla superficie delle cellule, dette recettori per i cannabinoidi, molto diffusi nel cervello ma presenti anche in altri organi. Ci si potrebbe domandare se la natura (o Dio) abbia posto queste proteine in posizioni strategiche del nostro sistema nervoso solo per permettere al THC di farci sballare. In realtà i recettori per i cannabinoidi sono attivati anche da alcune sostanze prodotte normalmente dal nostro organismo: queste sostanze sono dette endocannabinoidi. Gli endocannabinoidi sono necessari al normale funzionamento del cervello: regolano la sensazione di fame, hanno effetti rilassanti sui muscoli, riducono l'aggressività e la sensazione di dolore, influenzano la creazione e il mantenimento della memoria. Pare che il nostro corpo produca queste sostanze anche in situazioni di sforzo prolungato (come durante una maratona): in questo caso la loro funzione è di rendere la sofferenza più sopportabile e di farci ignorare il buon senso (che ci indurrebbe a smettere di fare quello che stiamo facendo). Sembra che questo meccanismo fosse utile ai cacciatori preistorici, costretti a inseguire le loro prede per intere giornate...
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Gli effetti del consumo di Cannabis però non sono necessariamente identici a quelli causati dal naturale rilascio di endocannabinoidi (avete mai visto qualcuno andare a correre la maratona o a cacciare mammut dopo essersi fumato un bel bonghetto?). Gli endocannabinoidi sono prodotti in specifiche aree del cervello e agiscono solo sui neuroni vicini, quindi gli effetti dipendono dall'area che viene attivata. Invece, la presenza di THC nel circolo sanguigno (conseguente al consumo di marijuana) attiva contemporaneamente tutte le aree del nostro complicatissimo cervello, portando a una serie di effetti a volte contrastanti e comunque variabili in persone e momenti diversi. Per esempio, fumare mariujana provoca rilassamento ma anche agitazione (sia fisica che psichica); a volte produce una sensazione di euforia, altre un senso di depressione; aumenta la frequenza del battito cardiaco ma abbassa la pressione sanguigna (provocando la tipica mollezza "reggae").

Quello che è certo è che i cannabinoidi stimolano il rilascio nel cervello di una sostanza coinvolta nella creazione di tutte le dipendenze psicologiche, la dopamina. Quando il nostro cervello viene inondato di dopamina prova una sensazione di benessere e il suo unico scopo diventa trovare un modo di averne ancora. Così ci stimola a ripetere il comportamento al quale è associato il rilascio di dopamina: bere una birra, fumare una canna (o una sigaretta), fare sesso, mangiare cioccolata, correre una maratona; o ascoltare musica emo e incidersi gli avambracci (a seconda dei gusti).
Quindi, anche se le droghe pesanti (e in particolare l'eroina) hanno una potenzialità molto più alta di creare dipendenza psicologica (e causano anche dipendenza fisica), il rischio esiste anche con la marijuana, soprattutto nelle persone predisposte. E infatti non sono pochi quelli che accompagnano con una bella cannetta il caffè mattutino, ce ne mettono un'altra sopra il pranzo per stimolare la pennichella pomeridiana e poi ancora un paio la sera con gli amici (o da soli); che quando sono fuori città chiedono per prima cosa dove trovare l'erba; che vanno in Marocco come alla mecca e ritornano con in pancia pericolosissimi ovetti di fumo di qualità sopraffina.
Le conseguenze di un elevato consumo di marijuana possono essere gravi, anche se spesso reversibili (ma non se il consumo inizia nell'adolescenza). Fumatori cronici mostrano una riduzione delle capacità cerebrali, in particolare della memoria e della coordinazione dei movimenti, mentre gli effetti sul sistema immunitario e sulla capacità riproduttiva non sono ancora del tutto chiari.
Certo un uso controllato può avere effetti benefici, tanto che in molti stati la marijuana è utilizzata a scopo terapeutico. Ma esagerare è, come spesso succede, dannoso.
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