30 ottobre 2013

L'interazione tra alcol, antibiotici e altri farmaci: il citocromo P450

Il fegato è l’organo deputato a trattare con le sostanze chimiche estranee che penetrano nel nostro corpo, i cosiddetti xenobiotici. Non è chiaro se questo sia un bene o un male, visto che il fegato – e non è il solo – mostra una ottusa intolleranza verso gli xenobiotici, buoni (es. farmaci) o cattivi (es. inquinanti e cancerogeni) che siano. Per lui, indipendentemente dalla provenienza e dall’utilità, se una molecola nel nostro corpo non c’è mai stata, non ha neanche diritto a restarci. Per questo si adopera per far sì che venga espulsa il prima possibile.

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Illustrazione realizzata da biocomiche.it

Una maniera di raggiungere questo scopo è rendere la molecola più solubile, e accelerarne così l’eliminazione renale. Ed è proprio per aumentarne la solubilità (cit) che gran parte degli xenobiotici vengono sottoposti a un trattamento chimico forzoso – l’ossigenazione – che consiste nell’aggiunta di un atomo di ossigeno.

Il trattamento viene effettuato dai citocromi P450, proteine appartenenti a una antichissima famiglia (cit) che comprende nell’uomo una sessantina di membri. Questi funzionano tutti più o meno allo stesso modo, ma si distinguono nella scelta delle molecole da trattare: ogni citocromo P450 agisce solo su un certo numero di sostanze (cit).

Tutto inizia con la molecola da ossigenare che viene sistemata in uno spazio apposito – situato all’interno del citocromo P450 – contenente immancabilmente un atomo di ferro. Per poter procedere con l’operazione, è necessario procurarsi un atomo di ossigeno da trapiantare; il modo migliore per farlo è usare come esca un elettrone, di cui l’ossigeno è straordinariamente avido.

Il citocromo P450 prende quindi un elettrone – gentilmente fornito dalla sua assistente, la signorina Reduttasi (cit) – e lo posiziona sull’atomo di ferro, al quale questo si attacca come un magnete.
Dopo una breve attesa, una coppia di atomi di ossigeno (O2) si avvicina al ferro con l’intento di portargli via l’elettrone; ma questo rimane saldamente incollato al metallo. Gli ossigeni non mollano la presa; rimangono agganciati all’elettrone, e quindi anche al ferro. Si trovano però in una posizione sgradevolissima, soffrono, e litigano in continuazione.

Il citocromo P450 è un fine psicologo, e sa che la coppia ha bisogno solo di un’altra spintarella per scoppiare definitivamente. Per questo aggiunge al piatto un secondo elettrone. Questo permette a uno degli atomi di ossigeno di mollare il compagno e andarsene via – tirandosi dietro i due elettroni – per formare una molecola d’acqua. L’altro atomo di ossigeno, non più autosufficiente, è costretto a legarsi ancora più strettamente al ferro, per poter soddisfare il suo bisogno di elettroni.
Ma la coabitazione rende entrambi miserabili, e non dura a lungo. Lì accanto, infatti, c’è sempre lo xenobiotico, che per quanto poco attraente possa essere, è comunque preferibile al ferro. L’ossigeno poi lo vede, nella sua disperazione, come l’unica possibilità di salvezza: e gli si appiccica addosso come un neo.

Il trattamento che il fegato riserva agli xenobiotici è un meccanismo di difesa chimica e di detossificazione molto importante (cit), che però ha effetti variabili. A volte, è proprio l’ossigenazione a trasformare gli xenobiotici in sostanze tossiche o cancerogene (cit); mentre in altri casi questa è necessaria all’attivazione dei farmaci, specialmente quelli antitumorali.
Per la maggior parte dei medicinali, però, l’ossigenazione da parte del citocromo P450 porta all’inattivazione e all’eliminazione.

Anche l’alcol (cioè l’etanolo), se assunto in dosi elevate, viene indirizzato al citocromo P450 per un detossificante trattamento di ossigenazione (cit). Se la dose è particolarmente robusta, il citocromo P450 si intasa, e l’organismo si ritrova con mezzi insufficienti a fronteggiare la sbornia. Il fegato corre ai ripari e, per poter far fronte a nuovi eventuali abusi di alcol, intraprende il potenziamento della sua batteria di citocromi P450 (cit). In pratica, il consumo di etanolo (così come di alcuni farmaci) stimola la produzione delle proteine che lo metabolizzano (cit). Per questa ragione, chi beve spesso alcol lo elimina con maggiore efficienza (cit) e si ubriaca con più difficoltà.
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Da someecards.com
Visto che alcol e farmaci sono entrambi frequentatori abituali della famiglia dei citocromi P450, capita a volta che si creino delle interferenze tra di loro.

Prendiamo ad esempio il paracetamolo, meglio conosciuto come tachipirina (cit). L’ossigenazione da parte del citocromo P450 non solo lo inattiva, ma lo trasforma anche in una sostanza tossica per il fegato. Di norma, questa sostanza viene eliminata rapidamente e non crea problemi.
Ma il citocromo P450 che ossigena il paracetamolo è lo stesso che metabolizza l’etanolo. In un fegato abituato all’abuso di alcol, in cui quel citocromo P450 è ipersviluppato, il paracetamolo si trasforma più facilmente nel suo prodotto tossico e causa danni particolarmente gravi.

O almeno, così è negli animali da laboratorio (cit). Non è chiaro se anche nell’uomo le cose vadano esattamente in questo modo (cit). In ogni caso, il foglietto illustrativo del paracetamolo consiglia cautela, quando a prendere il farmaco sono persone che fanno abitualmente uso di alcol (cit).

Si conoscono anche casi in cui sono i medicinali a disturbare il metabolismo dell’alcol, e non viceversa (cit) – in questo caso però il citocromo P450 non c’entra niente.
I farmaci appartenenti a questa categoria (tra cui alcuni antibiotici poco usati) provocano una specie di intolleranza all’etanolo, che si manifesta con arrossamento del viso e del corpo, nausea, palpitazioni. Questo sembra essere il solo (discutibile) fondamento logico della diffusissima convinzione che assumere alcol insieme agli antibiotici sia assolutamente da evitare (cit).

Infine, visti i suoi effetti sul sistema nervoso, sulla circolazione sanguigna e sul metabolismo degli zuccheri (diabete), l’alcol può influenzare l’azione di tutti i farmaci che interagiscono con questi sistemi (cit).

Il foglietto illustrativo di questi e di tutti gli altri farmaci che interferiscono con l’alcol dovrebbe riportare un’avvertenza specifica. Se sul bugiardino non c’è scritto niente, non ci sono ragioni scientifiche sufficientemente solide per perdersi la festa.

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