2 dicembre 2012

Gli occhi azzurri e la selezione sessuale

L'uomo sapiens (come si è modestamente definito) è nato in Africa, ed è nato africano: nero di pelle, di occhi e di capelli. Finché è rimasto ai tropici, era perfetto così: l'adattamento naturale all'impietoso sole africano. Ma quando, probabilmente a causa della malsana irrequietezza che caratterizza la nostra specie, si spinse verso l'Asia e da lì in tutto il mondo, si trovò di fronte a condizioni ambientali che con quelle africane non avevano nulla a che fare. Alcuni fortunati si ritrovarono sulle sponde del tiepido Mediterraneo, mentre altri finirono (sullo slancio dell'inseguimento di un mammut o per masochistica scelta) nelle terre del nord oppresse da nubi basse, grigie foschie e infiniti ghiacci. Sistematisi a queste latitudini, gli uomini iniziarono lentamente a scolorire, ricapitolando in chiave evolutiva la vita di Michael Jackson. Nel loro caso però c'erano delle buone ragioni per cambiare pelle: la necessità di catturare al meglio la poca luce solare per produrre vitamina D, bilanciata da un pericolo molto ridotto di scottature e tumori alla pelle. Dai poli all'equatore si svilupparono così tutti i colori degli uomini, un vero e proprio boom di biodiversità. Ma qualcosa tra caucasici, africani, barbari e berberi ancora mancava: gli occhi azzurri.

Mentre la pelle si adattava brillantemente alle diverse condizioni climatiche, gli occhi andavano bene così com'erano e non si sentiva alcuna necessità di cambiarli. Ma successe un po' come con l'iPhone: finché non c'era, nessuno ne sentiva la mancanza; ma da quando l'hanno inventato nessuno può farne più a meno. Così gli occhi azzurri diventarono forse la prima delle mode umane: appena inventati, sembrarono a tutti estremamente sexy e i fortunati che li sfoggiavano diventarono irresistibili manco andassero in giro su una Ferrari. In questo modo, sull'onda di ettolitri di sperma e in groppa a ovuli rotolanti, il gene responsabile della geniale innovazione si sparse a macchia d'olio fino a dominare buona parte d'Europa. Potere della selezione sessuale.

selezione sessuale vignetta
Se l'evoluzione funzionasse come la moda: "Guarda che proboscide da sfigato! E' meglio che smettiamo di frequentarlo!"
A vederlo dall'esterno, l'occhio umano sembra diviso in tre: una parte più o meno bianca (la sclera), una pallina nera (la pupilla) e una ciambella che la racchiude (l'iride), che è quella che determina il colore degli occhi. La pupilla in realtà non è una pallina ma un'apertura che dà sull'interno dell'occhio, ed è nera come è nera la bocca di un pozzo profondo. La pupilla è il varco dal quale entra la luce che ci permette di vedere, e la sua ampiezza varia a seconda della quantità di luce a cui siamo esposti. Se c'è poca o pochissima luce (come di notte), la pupilla si dilata il più possibile; in pieno sole, invece (o con una lampada in faccia), la luce è troppa e la pupilla si restringe per lasciarne passare di meno. Chi controlla tutto il meccanismo, insospettabilmente, è proprio l'iride. Il quale, nonostante la sua apparenza artistica è un tipo essenzialmente muscolare, dotato per la precisione di due muscoli: uno che apre la pupilla, l'altro che la chiude.
Inoltre, l'iride serve da schermo protettivo e ha il compito di bloccare la luce in eccesso, specialmente quando la pupilla è più chiusa. Di che colore lo fareste uno schermo per bloccare la luce? Nero, ovvio. O comunque scuro. E infatti così dovrebbe essere. L'iride contiene delle cellule dette melanociti, le quali producono un pigmento (cioè un colorante) scuro chiamato melanina che copre buona parte dell'iride, dandole la colorazione scura che le compete.

occhi azzurri melanina vignetta
Mamma Melanocita fa il bucato: "Mmm... macchie di melanina sulle mutandine. Il mio bambino sta diventando grande."
 Il problema negli occhi azzurri è che i melanociti non riescono a fare l'unica cosa per la quale sono stati assunti, cioè produrre melanina. Senza melanina, il peso di provare a bloccare la luce ricade sulle spalle di un sottilissimo strato di cellule sul fondo dell'iride (cioè verso l'interno dell'occhio), che contengono anche loro un po' di pigmenti. Un po' di luce queste cellule riescono ad assorbirla, ma un po' passa (il che crea qualche disturbo alla vista) e una parte viene riflessa. La luce riflessa rimbalza poi per tutto l'iride, su cellule, proteine e ostacoli vari e (per qualche bizzarria delle leggi dell'ottica) ne esce fuori che è diventata azzurra. La sfumatura precisa di colore sembra dipenda da quanto è affollato l'interno dell'iride, cioè dalla densità delle proteine al suo interno.
Purtroppo l'azzurro come schermo non funziona tanto bene: un po' di luce filtra comunque ed è per questo che chi ha gli occhi chiari ha più difficoltà a vedere in piena luce. Un iride azzurro è perciò tecnicamente un difetto.
O un cantiere in corso d'opera: molti bambini di origine europea nascono con gli occhi azzurri, perché i melanociti sono in ritardo come i Re Magi e alla nascita, nell'iride non ci sono ancora arrivati. Arrivano con comodo durante i primi mesi di vita e iniziano a deporre melanina sullo sfondo azzurro, creando il ricamo di colore unico che resterà poi essenzialmente invariato per tutto il resto della vita.

Ma non è sempre e solo colpa dei melanociti. In effetti, quando questi smettono di produrre melanina, lo fanno perché qualcosa non funziona come dovrebbe: si tratta del gene chiamato OCA2, implicato in maniera piuttosto oscura nella produzione e nello smistamento del pigmento. Gli albini hanno delle mutazioni (errori genetici) in entrambe le copie di OCA2, per cui la melanina non può essere prodotta negli occhi, nella pelle, nei capelli. Per questo gli albini sembrano un po' degli ectoplasmi: pelle estremamente pallida, capelli quasi bianchi, occhi azzurri o addirittura rossastri.
Anche le persone con gli occhi azzurri hanno una mutazione in entrambe le copie di OCA2: solo che questa non è nel gene, ma accanto al gene, il che comporta che la produzione di melanina venga bloccata, di tutti i posti possibili, solo (o principalmente) nell'iride. Perché proprio lì, rimane ancora un mistero.
occhi azzurri albinismo vignetta
Gli orsi polari albini non suscitano un grande interesse.
 Se tutto dipendesse da OCA2, al mondo ci sarebbero solo occhi azzurri e occhi neri. Ma questa storia della melanina è meno semplice di quello che sembra.
In genere, più melanina viene prodotta, più scuro è il colore degli occhi. Ma la melanina è un prodotto artigianale e a seconda dei materiali e del metodo di assemblaggio usati viene fuori con caratteristiche abbastanza variabili. Tant'è che di melanina ce ne sono almeno tre tipi diversi: uno nero, uno marrone e uno giallo-rossastro. Miscelati in quantità e proporzioni diverse, questi signori producono tutta la gamma dei colori dell'iride (dell'occhio, cioè, non dell'arcobaleno).
Inoltre, la colorazione dell'iride è tutt'altro che uniforme, e le chiazze e striature che la compongono, viste a distanza, funzionano come le pennellate di un quadro impressionista, creando colori apparentemente inspiegabili. E forse sono così affascinanti proprio perché inspiegabili. Speriamo di non aver ucciso la poesia.

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Fonti e Approfondimenti
articoli scientifici 
Don’t itmake my blue eyes brown: heterochromia and other abnormalities of the iris
Blue eye color in humans may be caused by a perfectly associated founder mutation in a regulatory element located within the HERC2 gene inhibiting OCA2 expression