31 agosto 2012

La mania del test del DNA

Tra indagini dei RIS, puntate di CSI e immancabili gossip estivi sul calciatore del momento, la genetica è entrata a far parte della nostra vita quotidiana. Il protagonista è sempre lo stesso: l'onnipresente test del DNA, onnipresente, ultima e assoluta verità. Lo si usa per capire di chi è figlio il figlio di Raffaella Fico, chi ha assassinato l'ultima Laura Palmer, con chi ha fatto sesso (ma solo orale) Monica Levinski. Ma come funziona un test del DNA?

Il DNA è il materiale di cui sono fatti i geni. Quelli umani (circa 25.000) sono ripartiti in ventitré cromosomi, enormi ammassi di DNA che contengono centinaia di geni ciascuno. Gran parte dei geni umani esiste in diverse "versioni", dette alleli. In questo senso, i geni sono un po' come le componenti di un'auto: la miscela di vernici utilizzate determina il colore della carrozzeria, i pezzi che compongono il motore, la velocità massima. Allo stesso modo gli alleli determinano tutti i nostri caratteri, dal colore della pelle alla presenza o meno di malattie genetiche, rendendo ogni essere umano unico. Questa unicità, tuttavia, ci viene dai nostri genitori.
Funziona così. Una normale cellula umana ha 46 cromosomi, cioè due copie di ognuno dei ventitré cromosomi. Le due copie contengono alleli spesso differenti degli stessi geni. Ovuli e spermatozoi, invece, hanno solo ventitré cromosomi. In queste cellule, solo una delle due copie di ogni cromosoma viene conservata, l'altra viene scartata. Quando ovulo e spermatozoo si uniscono a formare l'embrione, i cromosomi si sommano e diventano nuovamente 46. Quindi ogni gene dell'embrione ha un allele del padre (dal cromosoma paterno) e uno della madre (dal cromosoma materno).

Nel classico caso da tragedia familiare, il marito si crede tradito e vuole accertarsi delle "origini" di uno dei figli. Per l'analisi si utilizzano dei geni variabili: geni che hanno molti alleli, ognuno dei quali poco frequente.
Mettiamo che per il gene ESEMPIO il figlio abbia gli alleli A e B, e il marito gli alleli B e C. La presenza dell'allele B in entrambi i DNA potrebbe essere un caso. Ma visto che l'allele è poco frequente, è probabile che il figlio lo abbia ereditato dal marito-padre. Se gli altri geni analizzati danno un risultato simile, la probabilità che si tratti di un caso si riduce a livelli da vincita al Superenalotto: la paternità è confermata.
Mettiamo invece che per il gene ESEMPIO il figlio abbia gli alleli A e Z, e il marito abbia B e C. Un risultato del genere esclude una relazione genetica padre-figlio. Altri geni vengono comunque analizzati, e se ne troveranno ancora parecchi senza alleli coincidenti: la paternità è esclusa.
Nel tipico caso da thriller, invece, si trova del DNA sul luogo del delitto, di solito sotto le unghie o sui vestiti della vittima (da frammenti di pelle, sangue o sperma). Nel caso si sospetti qualcuno, si confronta il suo DNA con quello trovato sul cadavere. In questo caso, entrambi gli alleli di tutti i geni analizzati devono coincidere nei due DNA a confronto. Se questo si verifica, il sangue, sperma o la pelle trovato sul cadavere appartiene all'indagato. Se poi questa sarà una prova sufficiente alla condanna o ci saranno ulteriori colpi di scena, questo dipende dalla bravura dello scrittore o sceneggiatore, o dalla verosimiglianza della realtà.
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(modificata da qui)
Certo è che a ben pensarci, in alcuni casi del test del DNA si potrebbe anche fare a meno. Un bambino qualcosa dal padre dovrà pur prenderlo, e magari anche a occhio si vedrebbe se la figlia della Fico è di Balotelli o no. Certo, ci sono dei casi nei quali i genitori sono fatti in un modo e il figlio in un modo totalmente diverso. A volte è la genetica che fa degli scherzetti. Altre volte, probabilmente, si tratta di casi da test del DNA.

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