31 maggio 2013

Il plasmodio della malaria e la zanzara anofele

Il plasmodio è il microorganismo che causa la malaria. A differenza di altri microorganismi (ad esempio i batteri che popolano il nostro intestino) non aspira a una dimora fissa e una occupazione stabile, e fa anzi un vanto della sua propensione al vagabondaggio. La vita di un plasmodio è infatti ricca di eventi, ma al contempo ciclicamente ripetitiva.

Tutto inizia con una zanzara, una zanzara anofele femmina. Al contrario del maschio - che da bravo insetto va svolazzando di fiore in fiore in cerca di nettare - la femmina si ciba di sangue caldo, di sangue umano.
Quando punge, prima di succhiare il sangue, inietta un po' della sua saliva, che anestetizza la pelle e le impedisce di infiammarsi, e quindi di causare dolore. Così facendo, la zanzara evita di essere scoperta e spiaccicata sul più bello, con grande spargimento di sangue (altrui).

malaria zanzara anofele vignetta
memecenter.com
Se la zanzara è infetta (perché ha morso in precedenza qualcuno affetto da malaria), la saliva contiene anche i plasmodi, che vengono iniettati nel sangue. Da qui si spostano nel fegato, nel quale passano un tranquillo periodo di acclimatamento e formazione professionale. Quando, completata questa fase, i plasmodi tornano al sangue, sono diventati dei minuscoli guerriglieri rapidi, aggressivi ed efficienti.

Nel giro di pochi secondi (meno di due minuti) dall'entrata nel circolo sanguigno, ogni plasmodio ha già identificato e agganciato la sua vittima, pescata tra le immense greggi di stolidi globuli rossi che popolano il sangue. Pochi istanti dopo l'aggancio, il plasmodio entra nella cellula e ne prende possesso, cominciando letteralmente a mangiarsela dall'interno.

Passate 48 ore, i plasmodi si sono moltiplicati e sono pronti a uscire dai globuli rossi per ributtarsi nel sangue. Ma invece di lasciare le cellule in sordina, così come le avevano invase, i plasmodi scelgono di offrire una esemplare dimostrazione di organizzazione, causando la simultanea rottura di tutti i globuli rossi infetti.

I plasmodi rilasciati scompaiono rapidamente all'interno delle loro prossime vittime; mentre l'improvvisa comparsa nel sangue di una grande quantità di viscere cellulari irrita il sistema immunitario, che reagisce attivandosi e provocando febbre e sintomi influenzali. Ma i residui cellulari vengono smaltiti rapidamente, e gli episodi febbrili sono in genere di breve durata.
Il ciclo di invasione, riproduzione e distruzione si ripete con notevole regolarità. E altrettanto regolarmente si manifestano gli attacchi febbrili, che rappresentano il sintomo più caratteristico della malaria.

I globuli rossi infetti non sono uno spettacolo particolarmente bello da vedere. I poveretti sono rigidi, gonfi e talmente privi di energia che invece di girare in continuazione per tutto il corpo - come fanno di solito - si accasciano sulla prima superficie disponibile. Ma, aderendo alle pareti dei vasi sanguigni, sfuggono al controllo del sistema immunitario e permettono al plasmodio di riprodursi con tranquillità.

Se i globuli rossi proseguissero nel loro cammino, infatti, sarebbero costretti prima o poi passare dalla milza. Questa è un dedalo labirintico di minute stradine piene di posti di blocco e check-point, ai quali stazionano cellule del sistema immunitario schiumanti di rabbia per l'incapacità di fronteggiare l'infezione.
Le mandrie di globuli rossi che passano per la milza vengono perquisite accuratamente, e non sempre superano i controlli: molte cellule ci lasciano le penne, ma (paradossalmente) quasi mai quelle infette. Queste, infatti, stanno acquattate altrove, nascoste e al sicuro.

La strage di globuli rossi causata dallo stesso sistema immunitario provoca una severa anemia, una delle complicazioni più comuni della malattia, e una delle più frequenti cause di morte nelle persone affette da malaria.

[Questo post ha un seguito, che parla di cure e meccanismi di resitenza alla malaria, Per non morire di malaria: l'acqua tonica, il chinino e l'anemia falciforme.]

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