25 settembre 2013

La vescica: come il cervello decide quando fare la pipì

La pipì viene prodotta in continuazione dai nostri instancabili reni, che filtrano e filtrano litri su litri di sangue. Ma dover stare lì a sgocciolare urina per tutta la giornata non sarebbe una cosa particolarmente piacevole; per cui la natura ha inventato la vescica, che si occupa di immagazzinare la pipì fino a quando non arriva il momento opportuno per liberarsene.

La vescica riceve il suo rifornimento di urina tramite due condutture che scendono giù dai reni, gli ureteri. Una volta entrata nella vescica, la pipì non può più essere riassorbita, né rimandata ai reni. Il suo unico possibile sbocco è il canale che connette la vescica al mondo esterno, l’uretra.
Nelle donne, l’uretra è piuttosto breve e scarica inosservata in mezzo alle labbra della vagina, attraverso un orifizio che nessun uomo è mai riuscito a localizzare.
Negli uomini invece fa un tragitto più lungo e – prima di sfociare sulla punta del pene spruzzando a destra e a manca – riceve da testicoli e prostata un affluente dal flusso incostante, le cui acque biancastre e maleodoranti sembrano essere il frutto di qualche catastrofe industriale.
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Il bocchettone potrebbe non essere in scala... Vignetta modificata con permesso da blogography.com
La vescica funziona un po’ come un motorino connesso a un serbatoio dell’acqua, che si trova sempre in uno di due possibili stati: acceso o spento. Quando il motorino è spento, la pipì si accumula. Quando si accende, la pipì viene spinta fuori, e la vescica si svuota.

Nella fase di riempimento (motorino spento), la vescica riceve con serenità il continuo flusso di urina. Il triplo strato di muscoli che circonda le sue pareti è cedevole e si espande gradualmente, permettendo allo spazio interno di dilatarsi per far posto all’urina in arrivo. L’uretra, il canale di sbocco, è sigillata ermeticamente e non permette nessuna fuoriuscita.
Nella fase di svuotamento (motorino acceso), invece, i muscoli della vescica si contraggono e l’urina schizza via attraverso l’uretra, che nel frattempo si è tempestivamente aperta.

La decisione di urinare dipende da un fitto scambio di informazioni tra vescica e sistema nervoso.
Quando la vescica è mezza piena, i muscoli delle pareti iniziano a inviare qualche segnale di stress, che si traduce in un primo avviso al nostro cervello: “ricordati che prima o poi devi pisciare”.

La situazione però rimane tranquilla finché la vescica, sotto il continuo apporto di liquido, non inizia seriamente a gonfiarsi. I muscoli a questo punto sono sottoposti a eccessivo stiramento e protestano della cosa con il cervello.

Ma il cervello è diviso. La sua parte inferiore, che riceve per prima i lamenti dei muscoli vescicali, sarebbe propensa a dar loro sollievo, permettendo lo svuotamento della vescica. Nello stesso momento, però, la parte più evoluta del cervello, la corteccia, sta pensando che farsi la pipì addosso in questo preciso istante – magari mentre stai cercando di convincere chi ti sta di fronte che sarai (saresti) un impiegato modello – sarebbe una mossa decisamente poco astuta.

Ne scaturisce un conflitto d’autorità: i piani bassi del cervello danno l‘ordine di svuotare, ma la corteccia pone il veto, bloccando di fatto ogni iniziativa. Mentre il cervello litiga con se stesso, la vescica, piena come un uovo, soffre.

La pressione interna, fino adesso sotto controllo, comincia a salire. La pipì preme sull’imboccatura dell’uretra, ancora chiusa, che costituisce una vera e propria diga. Questa però simpatizza per gli strati primitivi e insubordinati del cervello, e potrebbe aprirsi a un loro cenno.

L’ultimo baluardo contro un colpo di mano – che potrebbe causare l’involontaria fuoriuscita di pipì – si trova allora un po’ più giù, dentro l’uretra, in corrispondenza di una strettoia sbarrata da una seconda diga. Questa risponde solo agli ordini della corteccia cerebrale ed è solo grazie a lei se riusciamo a mantenere asciutte le nostre mutande.

Nei bambini piccoli e nei vecchi un po’ sbiaditi, nei quali il cervello non è ancora o non è più del tutto a posto, il diritto di veto della corteccia – e il suo controllo sull’uretra – vengono meno. Quando la vescica segnala che è piena, ad ascoltarla ci sono solo gli strati inferiori del cervello, che le danno prontamente l’assenso a svuotarsi: e allora è meglio essere dotati di pannolini e pannoloni.

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Vignetta presa da federiconline.blogspot.com
Altre volte, invece, succede l’opposto. Pieni di urina fino agli occhi, l’unica possibilità che vi si presenta è pisciare dietro una macchina, in mezzo a quattrocento persone che bevono e schiamazzano. Siete sinceramente pronti a mettere da parte tutte le inibizioni dettate dalla vostra bigotta educazione, ma nonostante i vostri sforzi, non esce nemmeno una goccia.
Il fatto è che, prima di arrivare alla vescica, l’ordine di urinare proveniente dalla corteccia deve ricevere l’ok delle aree del cervello che governano i nostri comportamenti sociali. Se queste si impuntano sulle intollerabili conseguenze di una pisciata in pubblico, non c’è niente da fare: avranno la meglio.

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