22 marzo 2013

Nei e melanomi: l'ossessione tumorale di una crescita continua

Un tumore è una massa di cellule accomunate dalla irresistibile voglia di crescere, moltiplicarsi, diffondersi nell'intero organismo, nonché da uno stretto grado di parentela, in quanto tutte figlie, nipoti e pronipoti di una singola cellula. Questa cellula antenata, fondatrice del tumore, è anche all'origine della megalomane ossessione di una crescita continua; una ossessione frutto di un cambiamento graduale, la cosiddetta trasformazione tumorale.

L'evoluzione ha imbottito ogni cellula di geni di controllo che servono a impedirle di trasformarsi in un tumore. Per liberarsi di questi naturali paletti genetici, la cellula deve introdurre delle mutazioni nel suo stesso DNA: ogni mutazione ben piazzata in un gene di controllo rappresenta un passo avanti nella trasformazione tumorale.
Man mano che accumula mutazioni, la cellula acquista la libertà di riprodursi anche quando non dovrebbe: all'inizio solo se ci sono le condizioni giuste per farlo (per esempio la presenza di un ormone); in seguito, anche senza.
Il tumore cresce, cresce, ma resta a volte confinato al tessuto da cui ha avuto origine, rinchiuso in una specie di fodera che gli impedisce di venire a contatto con i tessuti vicini: è un tumore benigno, un corpo estraneo che in molti casi può essere semplicemente asportato per via chirurgica.
Il punto di non ritorno viene superato quando il tumore acquisisce la capacità di penetrare nei tessuti circostanti, diventando perciò maligno. Alcune cellule tumorali, apertesi la strada con la forza, arrivano al circolo sanguigno e da lì si diffondono in altre parti del corpo, dove attecchiscono, formando delle succursali tumorali: le metastasi.


Un neo è essenzialmente un tumore benigno che, passato lo slancio riproduttivo iniziale, ha finito per convincersi dell'inutilità del suo gesto e ha smesso di crescere, accontentandosi di vivere una onesta vita da neo.
Ogni tanto, però, un neo si sveglia e sa che la sua ossessione è tornata, e che lo porterà a completare la trasformazione, facendolo diventare un melanoma, un tumore maligno.
[Tuttavia, la maggior parte dei melanomi non cresce a partire da vecchi nei, ma si sviluppa da zero in parti di cute nelle quali prima non c'era nessun difetto. In questi casi, la progressione tumorale avviene senza intoppi e senza ripensamenti.]
E' convinzione diffusa che un trauma o anche una continua irritazione possano favorire la trasformazione di un neo in melanoma, ma non ci sono dati sufficienti per confermare questa ipotesi.
E' invece accertato che alla formazione dei melanomi contribuiscono in maniera determinante i raggi ultravioletti (UV).


La colorazione scura tipica dei nei è dovuta alla natura delle cellule che li compongono, i melanociti, che sono pieni di melanina, il pigmento che dà colore ai capelli, agli occhi e alla pelle dell'umanità intera. La melanina non funziona solo da colorante, ma protegge anche le cellule dai danni (mutazioni al DNA) prodotti dai raggi UV.
I melanociti della cute hanno la forma di polipi, e allungano i loro tentacoli tra le cellule che formano la pelle, i cheratinociti. Ogni melanocita gestisce un piccolo commercio, e oltre a produrre melanina per sé, la spaccia anche alle decine di cheratinociti alla portata dei suoi tentacoli, i quali la usano come un filtro, per schermare il proprio DNA dai raggi UV.
Chi è scuro di pelle, ha dei melanociti iperattivi e con il pallino del commercio, che rifilano tonnellate di melanina alle cellule circostanti, rendendole molto scure e quasi impenetrabili agli UV.
Chi è chiaro di pelle, invece, ha dei melanociti un po' fiacchi, che producono poca melanina e ne vendono ancora di meno: i cheratinociti sono palliducci, e i raggi UV passano che è una meraviglia. Più UV significa più mutazioni, e una maggiore probabilità che una di queste vada a colpire un gene di controllo. Per questa ragione, le pallide popolazioni di origine nord europea sono quelle più a rischio di sviluppare melanomi.

Proteggi i tuoi occhi: non guardare mai direttamente gambe pallide. roystoncartoons.com
Per quelli refrattari al sole che in piena estate, in spiaggia, tra migliaia di schiene abbronzate, sembrano fluorescenti, l'unica soluzione è vivere da vampiri. Per gli altri, una graduale esposizione al sole permette di stimolare i melanociti, spingendoli ad aumentare la produzione e la distribuzione di melanina: il risultato è l'abbronzatura.
Ma un'esposizione al sole repentina ed eccessiva, causa di scottature, è uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di melanomi.

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Altre fonti
The Regulation of Skin Pigmentation
Associations between environmental factors and incidence of cutaneous melanoma. Review