13 novembre 2014

Super attak per sigillare le ferite: i cianoacrilati

Chi è affetto dalla sindrome delle mani di pastafrolla ha un’aspettativa di vita molto limitata. Di solito, infatti, dopo aver mandato in frantumi l’ennesima ceramica o terracotta di grande valore, il malcapitato va incontro a morte violenta per mano di qualche amico o di un familiare.

Purtroppo, la scienza medica non ha ancora trovato una cura per questa malattia. L’unico modo che il paziente ha per sopravvivere è raccogliere accuratamente i cocci e i frammenti, e cercare di rimetterli assieme prima che qualcuno si accorga del disastro. Strumento indispensabile di questa delicata operazione è il super attak.


L’ingrediente che rende il super attak così potente è una molecola chiamata cianoacrilato, la cui principale caratteristica è quella di polimerizzare con estrema facilità.

A dire il vero, finché rimangono chiuse nel loro tubetto, le molecole di cianoacrilato fanno una vita piuttosto solitaria. Quando ne vengono fuori però si trasformano, in seguito all’incontro con qualcosa che ne innesca la polimerizzazione.
Questo qualcosa di solito è una molecola con una carica negativa – cioè con un elettrone che le avanza – che si trova su una delle due superfici da incollare.
Il cianoacrilato, che possiede a una delle sue estremità una piccola carica positiva, prova per l’elettrone una grande attrazione, per altro ricambiata.
Niente quindi può ostacolare la loro unione, che avviene in maniera piuttosto irruenta, e lascia le due molecole indistricabilmente incastrate. Il cianoacrilato, quindi, adesso è saldamente agganciato alla superficie.

La carica elettro-erotica però non si è affatto esaurita: si è solo spostata. Dopo aver attraversato l’intera molecola di cianoacrilato, l’elettrone spunta fuori dalla parte opposta, che si carica negativamente. Questo attira le attenzioni di un’altra molecola di cianoacrilato (ancora libera), che si getta con slancio sulla carica negativa, rimanendo anche lei incastrata. La scena continua a ripetersi: una a una, le molecole di cianoacrilato si incastrano una dentro l’altra come carrelli della spesa, formando un lunghissimo trenino (o polimero) che, legato a una delle superfici da incollare, continua ad allungarsi finché non si aggancia alla superficie opposta.
In questo modo, tenuti assieme una fitta rete di polimeri di cianoacrilato, i due frammenti rimangono incollati per la vita.
 
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La polimerizzazione delle molecole di cianoacrilato interpretata da Danilo Battaglia

L’intera reazione avviene in pochissimi secondi; talmente pochi che è quasi un miracolo, quando si riesce a far combaciare in maniera decente le due parti, prima che si incollino (e infatti non ci si riesce quasi mai).

Le colle a base di cianoacrilato sono così efficaci che incollano senza problemi anche la pelle e gli altri tessuti biologici, come sanno benissimo tutti quelli che si sono ritrovati qualche volta con le dita (o peggio ancora, con le palpebre) incollate dall’attak.
In questi casi, il pericolo maggiore è il panico: se ci si agita e si cerca a tutti i costi di staccare le parti incollate, infatti, si rischia di tirare via qualche pezzo di carne. La cosa più saggia, invece, è mantenere la calma e aspettare che si stacchino da sole (o magari aiutarle con acqua calda e sapone, oppure olio).

I polimeri di cianoacrilato, infatti, sono biodegradabili: alcuni enzimi presenti nel nostro corpo riescono a sfoltirli abbastanza da renderli solubili, il che ne permette l’eliminazione attraverso i reni (cioè nella pipì).

Esistono però altre colle della famiglia dei cianoacrilati, che funzionano bene come il super attak e sono quasi del tutto atossiche. Per quanto possa sembrare strano, queste colle vengono utilizzate ormai da decenni in medicina, per incollare i lembi delle ferite.

Si usano al posto dei punti, e con parecchi vantaggi: non hanno bisogno di buchi (quindi non lasciano segni e sono meno dolorose); funzionano molto rapidamente; e in più evitano di dover tornare una seconda volta per farsi togliere i punti.
Una versione spray di queste colle è entrata addirittura a far parte del kit di sopravvivenza del perfetto soldato tecnologico: una semplice spruzzatina permette di bloccare il sanguinamento delle ferite, anche di quelle più ostiche, in pochi secondi.

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