17 novembre 2012

Credere cura: il rhinovirus, il raffreddore, e l'effetto placebo

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Ti svegli un mattino come un altro con la sensazione che qualcosa sia andato storto: ti senti il naso come se avessi sniffato farina doppio zero e la gola (rimasta aperta tutta la notte come una finestra rotta) come un aridissimo deserto. Hai preso il raffreddore.
Ben presto, liberatosi dalla coltre di muco plastificato che si è formata al suo interno, il naso comincerà a ruscellare litri di moccolo, destinato a inzuppare pacchetti e pacchetti di fazzolettini (finché ce n'è), poi i polsini di camicie e maglioni, e infine a essere aspirato e inghiottito.

"Sarà che ieri non avevo la canottiera..." vi sorprenderete a pensare, visto che indossavate comunque il piumino d'ordinanza (e con quindici gradi all'ombra vi sentivate come dentro una tuta di plastica dimagrante). Ma come ogni italiano che si rispetti, temete le correnti d'aria più dei tornado e le pioggerelline autunnali più degli tsunami.
Eppure, anche se i picchi stagionali esistono (e potrebbero anche avere a che fare con la temperatura), il raffreddore non si prende per il freddo, ma a causa di un virus.

I virus in grado di causare un raffreddore sono centinaia, ma quello di gran lunga più comune è il rhinovirus. Questi virus sono efficientissimi, tanto che ne basta una manciata nel condotto nasale per produrre un'infezione. E al naso ci arrivano di solito aiutati da noi, che dopo aver toccato qualcuno già infettato o un oggetto contaminato (la sbarra del bus, una banconota o il carrello del supermercato), ci portiamo le dita al viso per toccarci un occhio o scaccolarci una narice.
L'ingresso dalla bocca sembra invece non favorire la diffusione del virus, quindi i baci (a chi è raffreddato, a una banconota o anche alla sbarra dell'autobus) non dovrebbero comportare rischi.


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Una volta entrato nelle vie aeree superiori, il rhinovirus viene trasportato verso la gola, dalle parti delle tonsille, dove si stabilisce e inizia a fare il suo lavoro da virus: entra nelle cellule, le sfrutta per riprodursi e poi le fa scoppiare senza tanti ringraziamenti per liberare i nuovi virus.
In fondo però, rhinovirus e compagni sono poco più che ragazzacci, che si divertono a vandalizzare qualche cellula qua e là ma non creano alcun reale pericolo.

Il sistema immunitario potrebbe benissimo limitarsi a controllarli, e nel giro di pochi giorni l'infezione sarebbe archiviata con pochi danni e senza nessun sintomo. Ma nella maggior parte dei casi il nostro corpo reagisce eccessivamente e le cose si complicano.
Le sostanze infiammatorie rilasciate dalle cellule del sistema immunitario fanno ingrossare le vene del naso, causando un gonfiore che impedisce di respirare normalmente e facendo aumentare la produzione di muco (che poi fuoriesce colando dal naso).
I continui starnuti invece sono stimolati dall'irritazione nasale e sono il tentativo un po' maldestro del nostro naso di liberarsi di tutto questo affollamento. Comunque, dopo un paio di giorni i sintomi scemano ed entro una settimana la grande maggioranza dei casi è guarita.

I bambini sono le vittime preferite dei rhinovirus: in primo luogo perché esplorano le loro cavità nasali con grande entusiasmo e senza la vergogna con cui lo fanno gli adulti; e poi perché continuano a toccare tutto e tutti e sono quindi più esposti al contatto con il virus (soprattutto a scuola).
Inoltre, il sistema immunitario dei più piccoli non conosce ancora tutti i diversi tipi di virus, e manca quindi degli anticorpi protettivi che si accumulano invece negli adulti in seguito a precedenti infezioni.

I bambini che si ammalano con più frequenza rischiano di incorrere in una complicazione piuttosto comune: l'otite. Quando il sistema respiratorio si intasa troppo, si intoppa anche il misconosciuto canale di collegamento tra gola e orecchio (che è anche il motivo per cui esiste l'otorinolaringoiatrìa) chiamato tromba di eustachio, che serve tra l'altro a sversare gli scarichi dell'orecchio nella gola.
Essendo lo scarico otturato, l'orecchio si ritrova inondato di liquami che, seppure in teoria sterili, nascondono a volte qualche batteriuccio di passaggio. Questo si trova a meraviglia nell'ambiente paludoso, si moltiplica e causa il mal d'orecchi, cioè l'otite. 
L'otite va curata come si conviene: bruciando conetti cerati e versando olio caldo nell'orecchio (i classici rimedi della nonna che rischiano di uccidere il paziente) o più semplicemente con degli antibiotici. Ma per il raffreddore in sé gli antibiotici non servono a nulla, visto che agiscono per definizione solo sui batteri.

In generale, di rimedi per il raffreddore non ce n'è: in parte perché non è semplice trovare sostanze così efficaci da rendere la malattia ancora più breve di quello che è già; e in parte perché sono talmente tanti i virus coinvolti che sarebbe estremamente difficile trovare qualcosa che vada bene per tutti.
Per quanto riguarda la tanto amata vitamina C - in fondo al cuore lo sapete già – non serve praticamente a niente (tranne in condizioni di estremo stress fisico).
O meglio, non serve se non ci credete.
Ma se ci credete, è possibile che funzioni.
E' questo uno dei fenomeni più strabilianti della medicina, il cosiddetto effetto placebo.

Il placebo è una pillola che dovrebbe contenere un farmaco ma che in realtà non contiene nulla (a parte zucchero o altre sostanze inattive).
L'effetto placebo è un miglioramento dei sintomi (o una guarigione) dovuto all'assunzione di placebo: è cioè un effetto puramente psicologico sul paziente che crede di assumere una cura efficace.
Questo fenomeno è talmente comune che quando si testa un nuovo farmaco, lo si confronta sempre con un placebo, che è uguale nell'aspetto al farmaco da testare, ma inattivo; e nè il paziente nè il medico curante sanno quale delle due pillole stanno utilizzando.

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"Tesoro va' a parlargli, ha appena scoperto di essere un placebo."

Negli anni '70 fu condotto uno studio su circa 200 volontari per testare l'efficacia della vitamina C nella prevenzione e nella cura del raffreddore.
Da una prima analisi dei risultati, sembrava che la vitamina C portasse un qualche (lieve) beneficio nella durata dei sintomi.
Tuttavia, quando alla fine del test fu chiesto ai volontari se credevano di aver capito (in base al gusto) cosa contenesse la loro pillola, molti risposero di si e una buona parte di questi indicò correttamente se era stato trattato con vitamina C o placebo.
Quelli che avevano intuito che la loro pillola era vitamina C si ammalavano di meno, mentre su quelli che non sapevano cosa prendevano, la vitamina C non aveva alcun effetto.
La cosa più strana è che quelli che credevano (sbagliando) di aver preso la vitamina C erano più in salute rispetto a quelli che avevano veramente preso la vitamina C ma credevano di aver preso il placebo. Era dunque un effetto puramente psicologico.

Altri studi hanno dimostrato che persone introverse, soggette a stress prolungato o con scarsi rapporti sociali sono più propense ad ammalarsi di raffreddore. Come questo avvenga è un mistero.

Qualunque sia la ragione, sapete cosa fare per stare in salute: avere tanti amici, essere aperti e rilassati, e soprattutto... credere.
A cosa? a qualsiasi cosa.
L'importante è crederci.

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Fonti e Approfondimenti
Commoncold.org
articoli scientifici
Mechanisms of transmission of rhinovirus infections