28 luglio 2014

La congestione può uccidere? I pericoli di una lasagna al mare...

Per chi d’estate cerca refrigerio in mare, i pericoli non mancano: oltre ai classici di sempre, come meduse e ricci di mare, adesso ci sono pure le alghe tossiche. Ma lo spauracchio più grande per i bagnanti italiani è senza dubbio la congestione.

Che cosa esattamente sia la congestione, rimane un mistero. Si sa che ha a che fare con la digestione, visto che colpisce solo chi fa il bagno poco dopo un pasto (ma sul tempo che bisogna aspettare per essere al sicuro non c’è accordo: in genere siamo sulle due-tre ore).

congestione - nuotare a stomaco pieno - fare il bagno dopo i pasti - vignetta
Una delle belle vignette del sito della Irish Water Safety

Le tesi circolanti sono varie. Queste sono due tra le più accreditate:
[Se ne conoscete altre particolarmente interessanti, postatele in fondo all’articolo nella sezione commenti, o sulla pagina facebook di biocomiche.it!]

a) il contatto con l’acqua fredda causa un blocco della digestione; l’apparato digerente si congestiona (cioè si intasa di cibo), il che causa nausea, vomito, debolezza, che rendono nuotare o anche solo galleggiare piuttosto complicato.

b) il naturale accumulo di sangue nello stomaco (cioè la congestione) che si verifica durante la digestione, si accentua a causa dell’acqua fredda; il sangue va troppo verso l’apparato digerente, e troppo poco verso gli altri organi, che restano quasi a secco: per questo i muscoli vengono colpiti da crampi, e il cervello, privato della sua dose di ossigeno e zuccheri, si perde in capogiri e svenimenti, causando l’annegamento.

Certo, alcune persone hanno la digestione delicata e a contatto con l’acqua fredda (oppure durante un esercizio fisico troppo intenso) possono sentirsi male, vomitare e magari, mettendocela tutta, anche annegare. 

Ma in genere i morti per “congestione” (vedi 1, 2, 3, 4, 5) muoiono sul colpo (o quasi), e non perché hanno i polmoni pieni d’acqua, ma perché il loro cuore smette all’improvviso di battere, lasciando il cervello senza risorse.
Visto che a nessun ricercatore è ancora venuto in mente di studiare quando (e cosa) avevano mangiato questi morti da spiaggia prima di fare il bagno, la connessione tra morte improvvisa e digestione rimane puramente un’ipotesi.

I giornalisti di provincia (e anche molti medici) riescono sempre a risalire, in queste funeste occasioni,  al fatale “panino al formaggio” o alla “bibita ghiacciata” consumati “poco prima del bagno”; ma sono un po’ come i commissari di polizia di Sciascia che, alle prese con un delitto di mafia, si ostinano a cercare la donna contesa, e alla fine – visto che gli uomini senza donne (e senza mangiare) non possono stare – riescono sempre a trovarne una…
Il problema è che il reale motivo per cui alcune persone muoiono a contatto con l’acqua non è chiaro neanche alla scienza. L’ipotesi più accreditata è che c’entrino in qualche modo i riflessi con i quali il nostro corpo reagisce al freddo e all’acqua.

Il riflesso di immersione, che si innesca quando si mette la testa sott’acqua, serve ad attivare una specie di “modalità subacquea”: il battito cardiaco rallenta, facendo diminuire il consumo di ossigeno e permettendo quindi al corpo di stare più a lungo senza respirare.

Il riflesso da freddo invece è stimolato dal passaggio da un ambiente caldo (come una spiaggia rovente) all’acqua fredda. Il cuore accelera i battiti, mentre i vasi sanguigni della pelle, che con il caldo si espandono per liberare calore e sudore, si contraggono a contatto con l’acqua fredda: il risultato è un aumento della pressione.

Quando ci si tuffa in acque fredde, i due riflessi si sovrappongono e inviano al cuore segnali contrastanti che potrebbero mandarlo in tilt: la momentanea incertezza del cuore potrebbe ridurre il flusso di sangue al cervello, causando confusione, annebbiamento della vista, sudori freddi e vomito; o potrebbe addirittura bloccarlo del tutto, provocando una morte quasi immediata.

Il fatto che due dei sintomi di questa sindrome da doppio riflesso siano nausea e vomito, può far credere a chi assiste alla scena che il problema digestivo sia la causa del malore: in realtà, ne è solo la conseguenza.
[Tuttavia, lo stesso processo di digestione ha degli effetti su cuore e pressione che variano a seconda dell’età e del tipo di pasto assunto, e che potrebbero forse sommarsi a quelli causati dagli altri riflessi.]

In un vecchio e crudele esperimento fatto sui ratti, gli animali che prima di essere buttati in acqua venivano sottoposti a stress prolungato, avevano molte più probabilità di morire (per arresto cardiaco). Ma questo succedeva solo quando i ratti, credendo di non avere alcuna possibilità di scappare dalla vasca, cadevano in uno stato di disperata rassegnazione.

Un meccanismo da stress potrebbe spiegare anche una curiosa osservazione fatta negli USA: quasi tutti gli atleti di triathlon morti durante le gare degli ultimi anni, sono deceduti durante la sessione di nuoto, nonostante questa sia la prima e la più breve delle tre (le altre due sono bici e corsa). E anche loro sono morti non per annegamento, ma per arresto cardiaco.
 
morti durante triathlon - pericoli triathlon - iron man vignetta
In fondo anche l'iron man è un tipo di triathlon... Presa da qui
E’ possibile che alcuni di loro avessero mangiato peperonata a colazione; ma è più probabile che la tensione e lo stress associati alla gara abbiano contribuito a farli stare male.

Insomma, se vi fate stare più tranquilli, rinunciate pure al piacere di una bella parmigiana di melanzane quando siete in spiaggia. Ma per essere davvero sicuri di tornare a casa vivi, forse fareste meglio a stare alla larga dall’acqua: non solo da mari, fiumi, laghi e piscine; ma anche – se proprio non volete rischiare – dalla vasca da bagno.


P.S. L'opinione del dott. Michael Shattock del King's College di Londra, contattato da biocomiche.it durante la stesura dell'articolo:
"Sappiamo molto poco sull'argomento al momento. Non sappiamo se l'ipotesi sul conflitto dei riflessi è corretta (anche se ci sono dati che la supportano) e di certo non sappiamo quali fattori (tipo di riflesso, stress, alimentazione, problemi coronarici, farmaci, caffeina, genetica) potrebbe combinarsi per creare qualcosa di veramente pericoloso.
Immagino che nessun fattore da solo sia sufficiente o necessario per innescare eventi letali, ma una combinazione di fattori che si sommano in un particolare momento potrebbe trasformare improvvisamente una banale attività, come nuotare, in un'attività potenzialmente mortale.
Se il bagno dopo pranzo sia uno di quei fattori sulla lista, questo non lo so.
"


Ultimo aggiornamento 13-08-2014